Sabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25

Sabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25  

Un’esplosione distrugge la stazione centrale di Bologna. Nella sala d’attesa della seconda classe è esploso un ordigno ad altissimo potenziale.

85 morti e 200 feriti

A 2 anni dalla strage sul treno Italicus

Un mese dopo la tragedia di Ustica

La strage di Bologna ha una verità processuale: Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, elementi del Nar (Nuclei armati rivoluzionari, formazione eversiva di estrema destra) sono stati condannati con sentenza definitiva come esecutori materiali della strage,  successivamente nel 2002 la Corte d’appello ha condannato a 30 anni di reclusione anche Luigi Ciavardini  diciassettenne al momento dell’attentato.

La mancata identificazione dei mandanti lascia getta un’ombra sulla verità processuale ostacolata da troppi depistaggi.

Si iniziò a depistare fin dall’inizio delle indagini, si continuò per tutta la durata dei processi, ma ancora oggi i cerini di Licio Gelli sanno di falso e di provocazione. Si depistava e si depista per complicare le indagini e difendere gli imputati o perchè si aveva timore che parlassero, in modo da complicare le indagini,

La Cassazione ha condannato per depistaggio ma non spiega perché sia avvenuto, il gran maestro della loggia P2 Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza, oltre a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, due ufficiali del Sismi.

Intrecci molto strani tra P2, servizi segreti ed esecutori che sembra siano il leit motiv di tutte le stragi che non possono essere lette nel singolo atto processuale ma da una ricostruzione storica, indipendente.

In questo alone di misteri le parole di Pasolini hanno il sapore di sacralità:

Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). 
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. 
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. 
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. 
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro delreferendum. 

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. 
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. 
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so.

Ma non ho le prove.

Non ho nemmeno indizi.

 

Forse queste sue parole hanno fatto paura, forse gli sono costate la vita.

Ci mancano intellettuali come lui, ne sentiamo davvero l’esigenza, come dell’aria.

Oggi non abbiamo un giornalismo critico del potere, un giornalismo giusto.

Ci raccontano parole

Che spesso sanno di  vuoto, come la parola verità, per esempio.

Parola tanto usata nelle commemorazioni ufficiali ma che mai si cerca realmente.

Perchè se davvero la si volesse ad ogni costo non ci sarebbero segreti di sorta, di Stato compresi.

Perché vogliono che noi dimentichiamo

Vorremmo che delle stragi se ne parlasse, non solo dell’esito processuale, ma anche delle indagini e delle prove.

Vorremmo  che se ne parlasse nei programmi televisivi, come farebbe un popolo in pace con la sua storia.

Purtroppo ogni anno, ad ogni ricorrenza, parla il vuoto delle parole di chi chiede verità, ma racconta la solita prosopopea per poi dimenticare il giorno dopo.

In attesa delle parole di vera verità ci affidiamo alle immagini, ai racconti, alla memoria ed ai documenti raccolti dall’associazione tra i  Familiari delle vittime vittime della strage di Bologna grazie al loro prezioso lavoro di raccolta e di memoria storica che si può trovare in questo link (www.stragi.it).

Quest’anno, dopo due anni di assenza, ci sarà lo stato nelle commemorazioni.

Ci auguriamo che significhi  sia davvero l’ora della verità


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