La Sardegna ricorda Paolo Borsellino

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Queste le parole di Paolo Borsellino che sono state recitate coralmente, come una preghiera laica, da chi ha raccolto l’invito di Sardegna Virtuosa, il 19 giugno nel Parco Monte Claro di Cagliari.

In occasione di questa giornata commemorativa della strage di Via d’Amelio e’ stato piantato un ulivo alla memoria di Emanuela Loi, proprio vicino ad altri dedicati a Peppino Impastato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Presto se ne aggiungeranno altri in ricordo di chi faceva parte delle scorte dei giudici, fino a costruire un bosco di ulivi per la legalità.

Le parole del giudice pesano come macigni e sono un atto di accusa alla società ed alla politica  che delegano alla azione repressiva della magistratura le proprie carenze.

E spesso capita che i giudici vengano lasciati soli in questo terribile momento, contrastati dalle lobby affaristiche e dalle correnti politiche che queste sostengono.

Quando poi non e’ lo stato che con i suoi segreti si frappone con cavilli e codicilli nelle indagini.

E’ difficile non pensare a quanto accaduto ad un alto funzionario dello Stato colonnello Umberto Rapetto, dimessosi dopo la sua destituzione dell’incarico col quale aveva  smascherato una truffa da due miliardi e mezzo di euro.

Anche il  pm Ingroia è costretto ad espatriare per aver forse scoperto troppo nel corso delle indagini sulla “presunta” trattativa stato- mafia che costò la vita ai magistrati Falcone e Borsellino e Morvillo ed alle persone che rappresentavano la loro scorta.

Il contrasto alle mafie non si fa solo con corone di fiori e monumenti di commemorazione;  eventi come quello che abbiamo vissuto a Cagliari ci inchiodano alle nostre responsabilità poiche’ tacere significa avallare.

Eppure questo contrasto, volendo veramente, potrebbe essere  semplice, oggi in tempo di trasparenza informatica per la gestione di socieà pubbliche o private, di appalti o di concorsi.

Manca la volontà ed anche la cultura.

Quando i media ed i giornali sottolineano quanto e’ ganzo il furbetto di turno, quanto e’ affarista un politico o  faccendiere o chi fa soldi facili dai campi di calcio o dalle copertine dei quotidiani, si capisce che molto deve essere fatto.

Manca la cultura ed anche la educazione.

Da qui si deve incominciare con un lungo percorso che segua i ragazzi nelle scuole per dimostrare quanto e’  meglio vivere nella legalità, pretendendo i diritti anzichè chiedere i favori.

Trasparenza, educazione e legalità sono competenza che il legislatore deve gestire, come un buon padre di famiglia o come un tecnico imparziale ed efficiente poco importa.

Ciò che conta e’ il risultato: la costruzione di un sistema integrato di prevenzione e di contrasto.

Noi ogni anno ci daremo appuntamento sotto quel  bosco di ulivi

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