ambiente a Quirra

Il 20 giugno si è svolta la prima udienza preliminare: numerose associazioni, malati e familiari di malati e di deceduti si sono costituite parte civile insieme alla provincia di Cagliari.

La regione Sardegna e lo Stato Italiano non si sono costituiti, mancano di dimostrare la vicinanza al magistrato e alla popolazione.

Il 18 luglio si saprà se i venti indagati per i fatti di Quirra saranno rinviati a giudizio con i seguenti capi di imputazione:

  • omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri
  • falso ideologico aggravato in atto pubblico e ostacolo aggravato alla difesa da un disastro
  • omissione di atti d’ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene
  • omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri e omissione di atti d’ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene
  • ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato

Del tutto recentemente è stato aperto un nuovo filone di indagine sulla regolarità di un appalto del 2008 per il monitoraggio ambientale dell’area, commissionato dal ministero della Difesa all’agenzia Nato Namsa. Si sospetta che l’appalto possa essere stato pilotato in modo da ottenere un rapporto che rassicurasse gli abitanti della zona e gli ambientalisti sull’inquinamento da uranio impoverito.

L’ipotesi di reato e turbativa d’asta mediante collusione.

Il poligono di Quirra è il più grande poligono militare in Europa, è articolato su due aree geografiche denominate: poligono a terra e poligono a mare.

Il poligono a terra è situato presso il centro abitato di Perdas de Fogu su un altopiano denominato salto di Quirra su un’area di 120 km quadrati.

Il poligono a mare comprende il distaccamento di capo San Lorenzo ed e’ disposto in un’area 11 km quadrati lungo la baia.

Il poligono viene utilizzato per esercitazioni militari e guerre simulate congiunte fra le armi dell’esercito italiano utilizzando talvolta anche strumentario bellico reale.

Inoltre il poligono rende disponibili ad enti militari e civili, italiani ed esteri le aree, il personale e le attrezzature per effettuare test e prove di armamenti: missili, razzi e pressoché ogni tipo di armi in dotazione alle forze armate.

Nel poligono inoltre aziende private testano la resistenza allo scoppio di infrastrutture meccaniche come gasdotti o oleodotti. Le aziende che vanno a sperimentare a Quirra, dietro un congruo affitto versato al Ministero della Difesa, sono tenute a rilasciare una semplice autocertificazione di ciò che faranno, protette peraltro dal segreto militare.

Oltre a tutto ciò le indagini del procuratore di Lanusei hanno evidenziato che il poligono è stato utilizzato anche come vera discarica militare italiana, infatti dal 1970 sono state distrutte, mediante enormi esplosioni, munizioni di vario genere e probabilmente anche all’uranio impoverito. Alcuni camion, venivano fatti esplodere insieme al loro carico.

Dopo queste gigantesche esplosioni il materiale tossico residuo veniva poi raccolto in grossi bidoni per essere trasportato altrove o interrato nello stesso poligono.

Le indagini condotte da pm Fiordalisi della procura competente di Lanusei si sono concluse nel maggio 2012 con il rinvio a giudizio di 20 indagati.

Infatti le perizie del professor Lodi Rizzini, fisico di Brescia e del Cern di Ginevra, hanno portato alla luce dati allarmanti sul poligono: in 12 delle 18 salme riesumate è stata riscontrata la presenza di torio radiattivo nei reperti analizzati.

Il giorno 8 maggio il dott. Fordalisi è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito, ripresa in audio da radio radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/351917/commissione-parlamentare-di-inchiesta-sullesposizione-a-possibili-fattori-patogeni-con-particolare-riferim)

Riportiamo una sintesi di quanto è emerso dall’audizione:

E’ stata scoperta una discarica di rifiuti militari nell’area del poligono a terra, chiamata zona Torri, area di 75 mila metri quadrati dove per via delle esplosioni neppure cresce più l’erba, nella quale avveniva lo smaltimento per brillamento di materiale militare in modo illecito, per quanto riguarda la quantità di esplosivo era ben superiore alla normativa militare vigente che stabilisce il limite massimo di tritolo utilizzabile in 800 chili. Inoltre gli operatori agivano a mani nude, senza tute monouso, senza maschere per tutelarsi dalle polveri benché quella zona fosse ricca di nano particelle che si sollevano facilmente, inalabili, talmente sottili da passare qualunque tipo di barriera dell’organismo.

…..la zona Torri , cioè dove avveniva quello che la procura considera un illecito smaltimento, seppure, tra virgolette, autorizzato, di tutte le bombe e munizioni obsolete dell’aeronautica militare italiana, di tutti gli arsenali, che avveniva in questo punto preciso, dal 1984 al 2008.

Era anche il luogo dove avvenivano dei test esplosivi:

…… ….. questo è un filmato che ho sequestrato ai militari, che dimostra due cose: uno come potete vedere, si intitola “prove tecniche esplosivi” e questo ritengo che sia un po’ la menzogna che ha permesso di mascherare, consentitemi questo termine per questo tipo di smaltimento illecito di rifiuti militari,….cioè eliminazione di rifiuti, bombe e munizioni, non più utili negli arsenali dell’aeronautica italiana.

Anche le caratteristiche del terreno forse non lo rendevano il piu’ idoneo alle esplosioni militari essendo fortemente mineralizzato suscettibile pertanto dell’effetto tenorm (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials) per cui la distruzione di rocce ricche di uranio nella zona porta alla vaporizzazione di sostanze come l’uranio che viene disperso nell’ambiente.

……Oltre ai rifiuti che sono stati trovati sulla superficie è stata poi, nel corso dell’indagine, rinvenuta una discarica vera e propria di circa un ettaro di estensione, profonda dai tre ai cinque metri, piena di rifiuti militari piuttosto pericolosi: erano presenti amianto, le rocchette di filo che servivano ai missili anticarro filoguidati, anche dei cosiddetti MILAN che poi si sono rivelati essere al torio, centinaia di gomme di camion e parti di metallo di ogni tipo, impianti elettronici: questa discarica di Is Pibiris è posta nella testata di un’asta fluviale di prim’ordine che alimenta il fiume Flumendosa che sbocca nei comuni di Muravera e Villaputzu.

In prossimità alla zona Torri è presente un’area utilizzata dal centro sviluppo materiali, che è un ente anche di ricerca partecipato da Finmeccanica che, per testare la resistenza dei condotti dei gasdotti, praticava periodiche esplosioni di gas che arrivano fino a 300 metri di altezza.

Le esplosioni sprigionavano un enorme calore al quale seguiva uno spostamento d’aria che riportava in sospensione ogni genere di detriti fino alle nano particelle, prodotte dalla vera e propria vaporizzazione di metalli pesanti, che così venivano sottoposte all’azione dei venti prevalenti con ricaduta le sorgenti dell’acquedotto che alimenta la rete di Escalaplano e Perdasfogu.

Dall’abitato di Escalaplano udivano queste forti esplosioni e si vedeva questa colonna alta decine di metri, che in alcuni casi, in base al vento, si avvicinava e interessava anche le loro case. E’ proprio in questa zona che si sono verificate nascite di bambini malformati:

…… questa ragazza che non vede e che non può camminare, non può parlare da 23 anni, è nata nell’88, io sono stato a casa, ed è un’esperienza terribile la sofferenza che questa persona sta vivendo e che probabilmente fra qualche mese non ci sarà più, perché vive grazie all’amore della madre che la assiste notte e giorno. Questa persona ha testimoniato che la settimana dopo la nascita della figlia è nato un altro bambino malformato, nei periodi precedenti alla nascita si udivano delle esplosioni e si vedevano queste colonne di fumo che arrivavano fino alla loro casa, particolarmente esposta.

Le indagini condotte dall’ARPAS hanno dimostrato che tutti i valori soglia previsti dalla legge (152 del 2006) di tutti i metalli pesanti, sono stati superati, non solo nelle zone ad alta intensità militare ma anche oltre i confini del poligono di terra e del poligono di mare, interessando in particolar modo, la zona intermedia tra i due poligoni nella quale erano presenti gli allevamenti di greggi e mandrie. I pastori che utilizzavano queste aree hanno denunciato il proliferare di malattie tra le persone, in particolare linfomi e tumori e di malformazioni tra gli animali.

In prossimità della zona del poligono chiamata Is Pibiris esisteva inoltre una vera e propria discarica che conteneva interrati su una superficie di un ettaro rifiuti pericolosi (comprendenti amianto, impianti elettronici, gomme di camion, batterie e accenditori per missili, rocchetti di fili di rame di missili teleguidati e parti di missili anticarro) situata in prossimità di un’asta fluviale del Flumendosa a un chilometro dal comune di Perdas de Fogu. In virtù di questa sorgente nella discarica si creavano delle vere e proprie pozze d’acqua, dove gli animali si abbeveravano.

Nel poligono sono state utilizzate sicuramente armi al fosforo bianco, che nel 1980 hanno causato la morte di due pastori.

L’indagine del procuratore si è concentrata ancora sul Torio, sostanza radioattiva contenuta all’interno del sistema di guida dei missili anticarro MILAN, fabbricati fino al 1999; a ogni lancio si disperdeva nebulizzato nell’ambiente dall’operatore che sparava fino al bersaglio.

Il torio radioattivo col decadimento emette particelle alfa con una maggiore intensità rispetto all’uranio e perciò è più pericoloso.

Il missile MILAN è un missile dì fabbricazione della MBDA, società europea partecipata da Italia, Francia, Germania e Inghilterra, con una partecipazione del 25% da parte di Finmeccanica.

Negli anni che vanno dal 1986 al 2000 all’interno del poligono, sono stati lanciati 1187 missili, dopo al 2003 sono stati ritirati anche in Italia perché dichiarati fuorilegge dalla Francia per via dell’effetto nocivo sulla salute.

Il torio è stato trovato nel miele e in una forma di formaggio, era presente in molti campioni di bioaccumulatori: miceti e lombrichi.

Il torio è stato trovato anche nelle ossa dei pastori che sono deceduti e che avevano l’accesso all’interno del poligono come dimostrato su 12 delle 18 salme riesumate, le rimanenti erano controlli.

Alla presenza del torio si accompagnava quella di terre rare come per esempio il cerio utilizzato nella fabbricazione artificiale di materiali al torio.

Ad accertare i danni ambientali da Torio è stata chiamata la società SGS Italia spa,

….collegata con Fiat Iveco e Finmeccanica e, pertanto questo collegamento societario tra controllore e controllato obiettivamente costituisce poi una cornice di lettura di tutti i dati che sono emersi nel corso dell’indagine.

Riveste a questo proposito, particolare importanza la modalità di ricerca del Torio nel poligono.

Nel 2004 l’Università di Siena ha depositato una relazione dichiarando la normalità dei livelli di torio riscontrati.

L’istituto nel medesimo periodo aveva eseguito uno studio in Kosovo per il Ministero della Difesa e quindi ben conosceva le tecniche dell’indagine, peraltro pubblicate su riviste specialistiche internazionali dai ricercatori stessi.

Nella ricerca del torio a Quirra è stato commesso un errore:

Nel poligono di Quirra il campionamento è stato fatto a maglia larga, che non è sufficiente.

Nel corso di queste indagini in Kosovo si è scoperto che alcuni bioaccumulatori raccoglievano di più le tracce di uranio impoverito, altri lo raccoglievano di meno e in particolare la “fisha adsentes “, un lichene, accumula in buona quantità l’uranio impoverito mentre il lichene “xantoria parietina” lo raccoglieva in misura inferiore.

Nel poligono di Quirra, contemporaneamente e in seguito, sono stati fotografati entrambi i licheni, ma è stato esaminato solo quello che accumula di meno, e non è stato inoltre studiato l’accumulo nei lombrichi che certamente non mancano nelle zone interessate

Un’altra peculiarità del poligono è quella è quella speciale convivenza di decenni tra pastori e aree militari grazie a concessioni agro-pastorali mediante le quali i pastori poi ottenevano dai rispettivi comuni l’autorizzazione all’attività pastorale per poi acquisire il diritto a richiedere incentivi alla comunità Europea.

L’utilizzo del territorio da parte dei pastori, ma anche da parte di comuni cittadini, cercatori di funghi e di asparagi, hanno dimostrato il pericolo per la pubblica incolumità conseguente a un accesso libero ai teatri.

Il figlio di una signora deceduta ha dichiarato “mia madre si è ammalata di tumore perché andava a raccogliere radici che venivano sollevate dalle ruspe sotto i carri armati che venivano utilizzati come bersaglio”.

C’e’ poi nel poligono il problema delle valvole del sistema di guida dei missili Nike sparati tantissime volte; il CISAM (Centro interforze studi e applicazioni militari) aveva dato disposizioni di rimuovere le valvole radioattive che erano custodite da 10 anni, in un locale privo del segnale di pericolo radioattivo, ma le valvole poi erano rimaste lì.

E’ emersa nel corso dell’indagine anche la presenza di RADAR, 35 tra radar e sorgenti di radiazioni non ionizzanti, ed il dott Fiorenzo Marinelli, consulente della procura, ha dimostrato l’effetto citotossico fino al citolitico delle radiazioni esponendo cellule vive a questi radar per 6 minuti.

Anche nei fondali sono stati trovati numerosissimi residui militari, a pochi metri di profondità.

Per concludere non si può certamente rimanere stupiti per l’elevato numero di morti tra militari e civili visto che la morte da nano particelle e radioattive non e’ dimostrabile scientificamente ed essendoci una latenza, manca la prova temporale del rapporto causa/effetto.

Comunque, a naso, e’ intuibile che tutto quanto è avvenuto all’interno del poligono, vincolato dal segreto militare, non faccia bene alla salute.

Il disastro ambientale però c’e’, visibile, fotografato e filmato, svelato dalle indagini.

Cio’ che sarebbe opportuno e che farebbe molto bene ai sardi, sarebbe sentire le istituzioni, lo Stato e la Regione, col popolo, tra la gente, costituendosi parte civile.

Anche se a sbagliare è stato un suo figlio.


3 responses to “ambiente a Quirra

  • patrizia

    Grazie per l’esaustiva e dettagliatissima informazione sul disastro di Quirra. Il Procuratore Fiordalisi non è solo….il popolo sardo e con lui! Spero che le Istituzioni prendano coscienza del gran lavoro fatto dal Procuratore per difendere i diritti fondamentali del popolo sardo e dell’ambiente e che si costituiscano parte civile per il disastro ambientale e per i danni provocati alla salute dei sardi grazie agli inutili giochi di guerra. GRAZIE PROCURATORE FIORDALISI, Lei occuperà, per la vita, un felice spazio nei miei ricordi.

  • Andrea Riscassi

    Reblogged this on Andrea Riscassi and commented:
    Per non dimenticare lo scandalo Quirra

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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