in memoria di Giovanni Falcone

Un ulivo ed una targa sono stati dedicati alla memoria di Giovanni Falcone, vicino a quelli dedicati a Paolo Borsellino, in un bellissimo parco nel cuore della città di Cagliari, nel ventennale delle stragi.

Alla cerimonia  è  seguita una lunga fiaccolata e tutta la manifestazione è stata dedicata alla memoria di Melissa Bassi.

E’ stato ricordato il sacrificio del magistrato morto per aver difeso i principi della moralità e della legalità, assieme alla moglie,  Francesca Morvillo ed agli altri servitori dello stato, gli uomini della sua scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Vincenzo Agostino, padre di Nino, un  poliziotto ucciso dalla mafia, ha rivolto un accorato appello ai giovani ed a chi giovane non è più, chiedendo a tutti di “svegliarsi“, di promuovere iniziative di questo genere per svegliare le coscienze di chi è ancora “chiuso“.

Nino Agostino è stato ucciso il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini, insieme alla moglie Ida Castellucci ed al bambino non ancora nato.

Furono trivellati di colpi davanti ai genitori.

Di lui Falcone disse: « Io a quel ragazzo gli devo la vita. »

Infatti il 20 giugno Nino Agostino, insieme ad un altro sommozzatore, Emanuele Piazza, sventò un primo attentato a Giovanni Falcone, presso la sua villa all’Addaura.

Nel portafogli di Nino: “Se mi succede qualcosa andate a cercare nell’armadio di casa”.

Naturalmente quei sei fogli furono rinvenuti dalle persone sbagliate che li fecero sparire.

Le indagini insabbiarono moventi e prove e gli assassini vennero etichettati come delitti passionali, la delegittimazione prima di tutto.

Una conversazione intercettata porta sulle tracce di un poliziotto in pensione, Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento con Cosa nostra, che parlando col figlio ha detto di aver rinvenuto nell’armadio di Nino Agostino “Una freca di carte che ho distrutto“.

Anche Piazza  fu ammazzato il 15 marzo del 1990 ed anche a suo carico grava il peso di forti delegittimazioni.

Fu ammazzato nella piazza di Catania anche un uomo che aveva deciso di parlare, entrando nel programma di protezione. Ucciso il giorno dopo la sua decisione.

Vincenzo Agostino ha detto di aver ricevuto una lettera anonima nella quale gli veniva indicato di cercare un certo Palazzolo di Cinisi.

Seguendo le tracce di questa informativa, racconta “sono andato a finire in Canada, a Montreal, ed a Montreal c’era una faccia da mostro che io cerco da ventitre anni, che diceva che nell’ottantanove aveva ucciso un poliziotto insieme alla moglie. Il poliziotto a Palermo era mio figlio e mia nuora. Questa faccia da mostro non so se faceva parte delle istituzioni perchè questo faceva il bello ed il cattivo tempo e faceva paura anche alla malavita

Sulla vicenda di questi assassini grava un timbro vergognoso, quello del SEGRETO DI STATO.

Dal giorno dell’assasinio di suo figlio e di sua nuora Vincenzo Agostino, sostenuto dalla moglie, ha cercato in ogni modo di ottenere giustizia, sacrificando la sua vita, le sue risorse ed energie e come simbolo di questa lotta c’è una barba lunga e bianca che non taglierà fintanto che questa giustizia non sara’ fatta.

Il suo sacrificio forse non è stato inutile perchè il 7 maggio 2010 la commissione antimafia del parlamento ha deciso di rioccuparsi di questi delitti, due anni sono già passati.

Certo in sintesi è che uno stato legale avrebbe avuto tutti i mezzi e gli strumenti per prevenire la morte di Falcone.

Ed a chi dice che la verità deve essere perseguita con ogni mezzo, rappresentando lo STATO una volta all’anno, presenziando alle “solenni commemorazioni” in onore dei servitori dello Stato, suggeriremmo di iniziare a cercare quella verità proprio nel cuore dello stato stesso rimuovengo quel sigillo della vergogna chiamato segreto di Stato.

Ci appelliamo anche a questo proposito anche al Signor Presidente della Repubblica affinchè si adoperi in tal senso, poichè, qualunque sia la verità e qualunque sia il peso di questa, oggi i cittadini sono sufficientemente maturi ed in grado di tollerare e sopportare le vergognose tenebre di questo passato recente.

Gli Italiani hanno dimostrato di aver raggiunto la maturità storica, adesso spetta allo Stato che proprio nelle vicende storiche si rifletterà nei secoli svelare angosciosi misteri.

Sarebbe l’unico modo per dimostrare di voler onorare davvero la memoria di Giovanni Falcone

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