acqua avvelenata

Nel corso di una trasmissione su una tv locale (MONITOR) si parlava di Poligoni militari in Sardegna.
Tra i vari interventi quello di Monica Pisano ha certamente catturato l’attenzione dei telespettatori e dei partecipanti alla trasmissione ed. e’ stato un vero peccato che il conduttore non si sia soffermato su quanto lei diceva.
Monica ha raccontato una pericolosa realta’ che possiamo ascoltare direttamente dalle sue parole.

Si parla di Decimomannu, un paese di circa 7.500 abitanti che sorge a meno di 20 km da Cagliari e che contiene le proprio territorio, praticamente adiacente al centro abitato, la base aerea militare che porta il suo nome. Base  divenuta famosa dopo la guerra in Libia ma che da anni permette atterraggi in numero considerevolmente elevato, circa 400-500 al giorno.
Un anno fa, in seguito ad una ordinanza del sindaco di Decimomannu che vietava l’utilizzo dell’acqua dei pozzi, alcuni cittadini si sono riuniti in una comitato (comitato su sentidu) per cercare di capire le ragioni che motivavano questo divieto.
Da quanto hanno appurato c’e’ stato un inquinamento di cherosene che sarebbe finito nelle falde d’acqua del sottosuolo dell’aeroporto militare di Decimomannu a causa di due perdite nell’impianto di rifornimento in pista degli aerei della base militare, sia nel 2007 che nel 2009.

Dopo circa 7 mesi dalla costituzione del comitato e dopo insistenze,  si è finalmente riusciti ad avere nel mese di febbraio di quest’anno i dati sulle analisi delle acque che pericolosamente contengono benzene in una quantità superiore alla norma di ben 643.500, circa 3 grammi per litro. Il benzene, come ben si sa, e’ altamente oncogeno, non volatile ed essendo oleoso impregna il terreno causando danni inimmaginabili all’ambiente per centinaia di anni.
Come giustamente ha detto Monica in occasione di un recente intervento al parlamento europeo, anche i media hanno il loro peso di responsabilità poiche’ ascoltano poco le richieste dei cittadini e quasi impongono gli argomenti di cui si deve parlare.
Monica ha illustrato il problema dell’inquinamento delle acque di Decimomannu alle istituzioni europee chiedendo inoltre come si pensa di far fronte ai problemi delle località disagiate, agricole e civili che, non raggiunte dalla rete idrica, devono la loro sopravvivenza all’acqua dei pozzi.
Conclude dicendo che questo evento merita a buon diritto di essere gestito come una emergenza alla quale la politica deve rispondere per la tutela della salute dei cittadini.
A questo proposito è necessaria l’istituzione di indagini epidemiologiche anche nelle zone adiacenti alla base militare, le stesse che vengono effettuate nelle aree dei poligoni militari, perche’ un inquinamento di questa portata compromette l’intero ciclo biologico.
I cittadini del comitato  su sentidu chiedono ancora di essere informati di ciò che accade nei poligoni militari. Recentemente si parla di nuove forme di guerra che impiegano tecnologie elettromagnetiche per le quali e’ lecito chiedersi se per queste è previsto l’impiego di radar.

Aurora Pigliapochi interviene a proposito delle stragi di civili in territori militarizzati ribadendo che e’ un impegno di tutta la società garantire salute e benessere dei giovani e di chi nascerà per non passare alla storia come la peggior generazione che ha permesso lo scempio del territorio per portare guerra e non pace.

Davanti a problemi di questa portata chiediamo anche noi assieme alle donne del comitato “su sentidu” che venga tutelato sopra ogni altra cosa il diritto alla salute e che si faccia definitivamente luce su questi problemi onde poter rapidamente provvedere al ripristino ecologico dell’ambiente.

La Sardegna ha pagato a caro prezzo la situazione di insularità centro mediterranea.

Basti pensare che sono ben 35 mila gli ettari occupati tuttora da servitù militari e da aree demaniali connesse: da sola infatti possiede l’80 per cento del territorio italiano complessivamente riservato a questi scopi.
Inoltre durante le esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca ed alla sosta uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati intorno all’isola, poco meno della sua stessa superficie.
Mariella Cao, del comitato gettiamo le basi, dice che le attività militari in Sardegna permettono discreti guadagni allo stato Italiano che, oltre ad utilizzare i poligoni per esercitazioni proprie o congiunte con altri stati, affitta i poligoni alle imprese al costo di circa un milione e duecento al giorno ed in genere le ditte che operano sono almeno tre al giorno.

Sara’ per questo buon profitto che troppi sono così affezionati a questa terra, di per se pacifica ma dove ogni giorno scoppia una guerra?

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